|
|
|
|
Come,
se la parte tua dentro, fosse l’unica cosa vera di te, gl’occhi
guardano, i sensi avvertono, si fa voce tra le righe, gettate
fuori spesso d’ira, forme astratte di cose visitate che
nella mente si rigenerano modificate dal tuo modo, non
vi è mezzo più vero, mi dico, non v’è altro mezzo mi induco. Appetito
saziato e appagato nell’ultimo verso, quando l’occhio s’appresta
a rileggerne l’inizio, quando ancora l’irreale è vispo in
uno sfrigolio di segnali alla schiena, quasi come comprendere l’incompreso,
in quell’istante che tanti an sfiorato e sfuggito, pure,
ne siamo testimonianza, d’impeto atteso ma non compreso. Sulle
immagini riversate, intenti di nuda realtà, accenni di divino come
differiscono tra loro, i lamenti di dolore e d’immenso piacere all’udito
non paiono poi così stranieri, ma tra le due passioni c’è il
grande opposto, più lontane forse le simil cose che le cose contrarie, le
dimensioni che ne escono, sono come la tua stanza, poco segrete. Chi
non s’interroga, su cosa guidi le
scie dell’umano pensare, chi
non vuole regolare se stesso con i tempi rigidi dell’universo coloro
che dell’amor gioiscono solo il nome, non possono prendere, soffrire,
attraversare la distesa deserta della domanda e della risposta, a
costoro, altro non rimane, che la vita e tutto ciò che essa
“appare”. ATV
|
|