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Il mondo dentro

 

Come, se la parte tua dentro, fosse l’unica cosa vera di te,

gl’occhi guardano, i sensi avvertono, si fa voce tra le righe,

gettate fuori spesso d’ira, forme astratte di cose visitate

che nella mente si rigenerano modificate dal tuo modo,

non vi è mezzo più vero, mi dico, non v’è altro mezzo mi induco.

 

Appetito saziato e appagato nell’ultimo verso, quando l’occhio

s’appresta a rileggerne l’inizio, quando ancora l’irreale è vispo

in uno sfrigolio di segnali alla schiena, quasi come comprendere

l’incompreso, in quell’istante che tanti an sfiorato e sfuggito,

pure, ne siamo testimonianza, d’impeto atteso ma non compreso.

 

Sulle immagini riversate, intenti di nuda realtà, accenni di divino

come differiscono tra loro, i lamenti di dolore e d’immenso piacere

all’udito non paiono poi così stranieri, ma tra le due passioni c’è

il grande opposto, più lontane forse le simil cose che le cose contrarie,

le dimensioni che ne escono, sono come la tua stanza, poco segrete.

 

Chi non s’interroga, su cosa guidi le  scie dell’umano pensare,

chi non vuole regolare se stesso con i tempi rigidi dell’universo

coloro che dell’amor gioiscono solo il nome, non possono prendere,

soffrire, attraversare la distesa deserta della domanda e della risposta,

a costoro, altro non rimane, che la vita e tutto ciò che essa “appare”.

 

 

ATV